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Perchè un blog?

Aggiornamento: 6 apr 2021




Questo spazio è pensato per essere un luogo in cui cercherò di trasmettere non tanto un sapere ma piuttosto un sapore, che è sempre unico e differente, perché dipende dalla struttura, dalla forma di chi lo incarna, ovvero da tutte le sue esperienze.

Tutto ciò che scriverò non deve essere dunque inteso come un apparato teorico o come verità acquisite, nulla vi è di definito né di definitivo, né tantomeno di assoluto perché come dice Aristotele: “ del singolare non si dà scienza”. Ed io sono questo, un singolo che ha scelto per passione e vocazione di dedicarsi all’ascolto, alla cura della singolarità, per amore dell’unicità racchiusa e spesso nascosta dietro tante definizioni , dietro tanta (forse troppa) teoria. E se mi occupo della sofferenza, sia essa fisica o psichica, emotiva od esistenziale è perché la ritengo una forma di resistenza all’omologazione, ad ogni tentativo di definizione, è il grido della nostra unicità che vuole emergere ed essere riconosciuta, vista e ascoltata.


Io per prima non mi nasconderò perciò dietro a teorie di cui certo mi sono nutrita ma che ora si sono incarnate in un punto di vista, in quest’esistenza che si esprime attraverso azioni e parole, uniche e singolari.

Faccio mio il motto socratico del “sapere di non sapere” come presupposto fondamentale per entrare in dialogo con l’altro, per accoglierlo e ascoltarlo, priva di qualunque pregiudizio o presunzione definitoria. Cosa faceva Socrate? Avvicinava le persone che “avevano le doglie”- ovvero che stavano male, che soffrivano- e se ne prendeva cura accompagnandole nel travaglio che a volte comporta il “partorire se stessi”, il rimettersi al mondo per darsi ed essere un nuovo inizio. E se egli riusciva in questo compito di “levatrice” era perché ciò che lui sapeva era di non possedere alcun tipo di teoria, di conoscenza che potesse esaurire il mistero dell’altro e del suo dolore.

Se per descrivere l’azione di Socrate ancora oggi si utilizza la metafora della maternità è proprio per sottolineare l’unicità, l’irripetibilità di ogni persona che, proprio come ogni nuova nascita, è un evento unico che irrompe e squarcia tutto il sapere precedente.

Ciò a cui Socrate si è dedicato per tutta la vita, ciò per cui ha lottato è questo: riportare ogni uomo e donna alle sue radici natali, a ricordarsi cioè della propria straordinarietà, della propria eccedenza rispetto ad ogni norma, rispetto ad ogni teoria, per tornare a percepire la propria esistenza.

Come dice Sartre nella “Nausea”: “Il mondo delle spiegazioni e delle ragioni non è quello dell’esistenza”

E allora, per tornare al senso di questo blog, esso è fatto per condividere alcune riflessioni, idee, visioni, sempre prospettiche, sempre parziali ma che forse potrebbero risultare a molti familiari, confortanti o provocanti. Esso è rivolto a tutti coloro che magari in questo momento -o in altri- “hanno le doglie” .


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